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Autismi
Il mondo che i “normotipici” conoscono e le regole di convivenza che hanno stabilito per esso, possono risultare agli occhi di alcune persone strane e poco comprensibili.

Provando a osservare il mondo con le lenti dell’autismo scopriremo un panorama vasto e affascinante, ma inevitabilmente diverso da quello che comunemente conosciamo. G. Beateson diceva che “La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza”. È possibile che questi mondi entrino in relazione e creino nuove forme di comunicazione: perché questo avvenga, è necessario conoscersi e comprendersi a vicenda, per stare insieme con (o nonostante) la differenza.
 
L’autismo è un modo di essere e di relazionarsi!


 
A questi bambini è importante insegnare alcune competenze necessarie per vivere una quotidianità strutturata per persone “normotipiche”. Questo non vuol dire che non possa essere stimolata una sensibilità inversa, con lo scopo di comprendere meglio cosa succede dietro agli occhi di un bambino con un Disturbo dello spettro dell’Autismo.
 
Sono disturbi che riguardano lo sviluppo e la maturazione del sistema nervoso centrale (SNC), che si manifestano entro i primi 3 anni di vita. Quanto prima si inizia un intervento, tanto maggiore è la risposta che questo può produrre, essendo nei bambini piccoli molto forte la plasticità cerebrale!
 
L’intervento precoce attiva le aree cerebrali!
 
I segnali
 
Le abilità apprese e sviluppate fino al primo anno di vita sembrano peggiorare, fino a scomparire. È possibile osservare anche un andamento fluttuante delle competenze comunicative e sociali.
  • Tendenza all’isolamento (18-24 mesi) 
  • Mancanza di sforzi comunicativi e pochi sguardi diretti alle altre persone (18-24 mesi) 
  • Difficoltà nella comunicazione gestuale (“fare ciao”, indicare, mostrare) e scarso repertorio di espressioni facciali (12-18 mesi) 
  • Suoni verbali stereotipati o in eco (12-18 mesi) 
  • Relazioni non appropriate con gli oggetti (18-24 mesi) 
  • Scarsa tolleranza alla frustrazione (18-24 mesi) 
  • Attività stereotipate (18-24 mesi) 
  • Posture e movimenti bizzarri (es. mani e dita), interessi e giochi ripetitivi (18-24 mesi) 
  • Indifferenza, apatia (18-24 mesi) 
  • Tendenza a ignorare l’altro e scarso interesse per il gioco sociale (18-24 mesi) 
  • Difficoltà a prestare attenzione e scarsa imitazione (18-24 mesi) 
  • Sensibilità eccessiva o inesistente ai suoni, ai tessuti, ai sapori, agli stimoli visivi (18-24 mesi) 
Interventi
 
L’importanza di un ambiente accogliente.
– la sensibilizzazione con i compagni e gli insegnanti –
 
Le persone che interagiscono quotidianamente con questi bambini spesso non sono a conoscenza delle caratteristiche del Disturbo e delle ripercussioni che queste hanno sul comportamento. I compagni e gli insegnanti dovrebbero essere aiutati a comprendere il mondo dell’autismo. L’intervento sul singolo bambino è necessario per favorire il suo inserimento e l'apprendimento, ma non è sufficiente: una buona sensibilizzazione favorisce la comprensione e la creazione di un ambiente accogliente, con benefici enormi per tutto il gruppo classe.
 
Ciò che non conosciamo spesso ci può spaventare, non sappiamo come comportarci e come gestire le difficoltà; una corretta informazione e la consapevolezza di come il bambino vede e reagisce agli eventi aumenta la serenità del gruppo e le possibilità di instaurare relazioni di reciproco aiuto.
 
Nuove competenze e risorse presenti.
 
Il bambino autistico dev’essere aiutato a comprendere le persone con cui è in relazione: i loro comportamenti, i loro gesti, le loro reazioni, il loro modo di comunicare. L’obiettivo è l’integrazione! Per raggiungerlo sarà necessario potenziare alcune abilità che lui già possiede e utilizzarle per insegnargli nuove competenze che lo possono aiutare nella sua quotidianità.
 
Solo la conoscenza reciproca può favorire una reciproca comprensione! È importante promuovere lo scambio di visioni, l’aiuto reciproco, la collaborazione e la riflessione su di sé, sull’altro e sul gruppo.
 
Percorso di consapevolezza delle proprie caratteristiche.
"la mia mente autistica"
 
Non c'è un'età stabilita per parlare al ragazzo della sua diagnosi. Arriva, però, un momento in cui si comincia a fare delle domande: si vede diverso, non comprende a fondo cosa gli succede intorno, alcuni comportamenti o pretese gli sembrano davvero strani..
 
Le figure di cura sono ormai "addestrate" e abituate a vedere l'autismo del ragazzo, hanno in mente abbastanza chiaramente com'è fatto. Lui no. Paradossalmente, il diretto interessato è quello che ha meno informazioni su di sè!
 
Le associazioni
Angsa Torino
Fondazione TEDA
Autismo e società
Associazione Missione Autismo
Spazio Asperger