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Comportamenti internalizzanti
Sono difficoltà di gestione e di regolazione dei propri stati emotivi, sui quali influiscono i contesti emotivo-relazionali in cui il minore è inserito e le modalità comunicative adottate nei suoi confronti.

I comportamenti si dicono "internalizzanti" perché il bambino non mostra la sua sofferenza, ma tende a isolarsi e chiudersi in se stesso. Spesso questi bambini hanno un'immagine di sé e del proprio mondo distorta, che vede ingranditi gli aspetti negativi della realtà, e hanno un modo di pensare rigido.
 
La consulenza coinvolge il genitore e tutte le figure di riferimento alle quali ci si può rivolgere, per fornire le risorse e il supporto necessario al superamento delle difficoltà. Sono favorite una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali e degli aspetti emotivi alla base dei problemi percepiti.
 
Inizialmente la consulenza è condotta in presenza dei soli genitori (o tutore), che sono invitati a spiegare le difficoltà riscontrate e, nel caso in cui sia necessario incontrare il minore, fornire il consenso necessario.
 
Disturbo d’ansia da separazione
È caratterizzato da un’intensa preoccupazione verso il genitore. Il bambino sperimenta disagio quando prevede o avviene una separazione dalla sua figura di riferimento. L’ambiente familiare è percepito come l'unico sicuro. Il bambino può rifiutarsi di restare solo in casa o di dormire fuori casa (ad esempio, a casa dei nonni); ha difficoltà a lasciarsi andare al sonno. Il bambino ha bisogno di controllare la relazione, tenere il genitore vicino a sé, se non vuole sperimentare uno stato ansioso. È possibile che sviluppi sintomi somatici.
 
Fobie specifiche
È una risposta a uno stimolo specifico (oggetto, situazione, animale, ecc.) percepito come pericoloso. Il bambino sperimenta una paura eccessiva o irragionevole che causa un’immediata risposta ansiosa, che è espressa piangendo, con scoppi d’ira, irrigidendosi o aggrappandosi a qualcuno.
 
Disturbo ossessivo-compulsivo
Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini prodotte dalla mente, ricorrenti e persistenti, che generano preoccupazione e la sensazione di perdere il controllo. L’ansia che ha origine da questa condizione è contrastata con le compulsioni: comportamenti ripetitivi (ad esempio, lavarsi le mani) o azioni mentali (ad esempio, ripetere parole o frasi mentalmente).
 
Disturbo dell’umore
Sono disturbi difficilmente rintracciabili prima dei 10 anni, periodo in cui il bambino non ha ancora sviluppato le competenze cognitive per esprimere i propri sentimenti di tristezza. Durante la preadolescenza si sviluppa il pensiero ipotetico-deduttivo e riflessivo, i bambini iniziano a denunciare la presenza di sentimenti negativi; prima di questo momento è necessario considerare indicatori comportamentali (ad esempio, chiusura, isolamento), non verbali ed emotivi. Dall’età di 3-5 anni il bambino inizia a mostrare maggiori competenze nella comprensione dell'effetto che i suoi comportamenti hanno sull'ambiente; diventa capace di dissimulare i propri stati emotivi (in negativo o in positivo). Da questo momento l'“interno” non corrisponde più all'“esterno”: sono mostrati i falsi affetti, ovvero i comportamenti e il linguaggio non verbale sono incongrui rispetto a ciò che il bambino esprime verbalmente.
 
Queste brevi descrizioni non hanno la pretesa di fornire un elenco dettagliato delle numerose caratteristiche che differenziano questi disturbi; non sono, inoltre, gli unici disturbi riscontrabili, ma alcuni dei più frequenti. Spesso si possono osservare più caratteristiche appartenenti a disturbi diversi; questo non vuol dire che sia presente un disturbo, ma potrebbe essere un modo che ha il bambino per mostrare una sofferenza o un disagio.