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Percorsi psicologici e psicoterapia
Proviamo a chiarire di cosa si tratta..

Il percorso psicologico e la psicoterapia sono momenti di condivisione e cooperazione per il raggiungimento di un obiettivo, che ha le seguenti caratteristiche: è comune, può essere ritrattato se nascono nuove esigenze, dev’essere sostenibile e portare a un maggior benessere. 
 
Le figure implicate in questo processo sono (almeno) due. Lo psicoterapeuta che ha il compito di raccontare e chiarire come la nostra mente funziona e come ci guida nella relazione con l'altro. L’adolescente che (con il supporto dei genitori) decide di intraprendere un percorso, ha un ruolo centrale e indispensabile: custodisce la sua storia e la può narrare, dando così al professionista la possibilità di analizzare insieme la difficoltà o la sofferenza che disturba la sua serenità. 
 
Nel caso di bambini piccoli si valuta insieme ai genitori, nei primi colloqui conoscitivi, se incontrare il minore, lavorare solo con le figure di riferimento o proporre incontri con tutta la famiglia. L’ambiente e le figure di riferimento possono fare molto per aumentare il benessere del bambino: diventano “co-terapeuti”, nel senso che con il loro impegno possono intervenire nella quotidianità e favorire l’esito positivo del percorso.
 
Il primo passo di un percorso psicologico e/o psicoterapeutico consiste nel definire i bisogni del bambino o dell’adolescente: comprendere ciò che genera sofferenza. In seguito si valutano insieme uno o più percorsi, che è possibile intraprendere (percorso di sostegno psicologico o di cura/psicoterapia), definendone gli obiettivi.
 
In psicologia ci sono diverse teorie e tecniche di intervento. La mia formazione è di tipo cognitivo evoluzionista, ma sono una persona molto curiosa, mi tengo aggiornata e non scarto a priori altri punti di vista. 
 
Possiamo pensare alla nostra mente come un insieme di circuiti. Alcuni sono "pezzi unici", escono dalla fabbrica già preimpostati, perché nel tempo il nostro cervello ha imparato che il lavoro che svolge quel circuito ci garantisce la sopravvivenza (permette di riconoscere i pericoli, di capire come si sentono gli altri e le loro intenzioni). Altri circuiti, invece, si formano nei primi anni di vita, e si organizzano e riorganizzano durante la crescita: le relazioni significative, i contesti in cui viviamo, le cure che riceviamo, determinano la loro formazione e funzionamento. Lo psicologo/psicoterapeuta favorisce la comprensione di come si sono formati i circuiti della mente, cosa succede quando si provano emozioni e sensazioni disturbanti o si fanno pensieri negativi; successivamente, insieme, si creano delle occasioni di cambiamento.
 
Una parte importante di ogni percorso riguarda il riconoscimento delle risorse. Se siamo arrivati dove siamo, “nonostante tutto”, è grazie alle soluzioni che abbiamo trovato in uno specifico momento e situazione. A prescindere dalle conseguenze, quello che abbiamo fatto era la scelta migliore possibile da fare o la meno peggio. Ma comunque un atto di forza e coraggio, che è necessario riconoscere e valorizzare. Affrontare una serie di eventi sfavorevoli non è cosa da poco!, anche se ne usciamo un po’, o a volte tanto, “acciaccati”. 
Bambini, adolescenti e genitori mettono in campo continuamente delle risorse per affrontare diverse situazioni di difficoltà; un pianto “di aiuto”, un abbraccio, mettersi a fianco al bambino mentre svolge un compito difficile, offrire delle regole e dei limiti adeguati alla sperimentazione di sé, ma adatti al grado di sviluppo, ecc.
 
Mi sono formata in Terapia EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione tramite i Movimenti Oculari), che è indicata per coloro che hanno vissuto eventi traumatici o situazioni di forte stress emotivo. Quando viviamo un evento molto stressante, il ricordo di questa situazione viene immagazzinato in memoria insieme a emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni, immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali (circuiti chiusi) e non sono in grado di mettersi in connessione con altre reti, che contengono informazioni utili. Le informazioni ”congelate”, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio, paure, brutti sogni, isolamento, reazioni eccessive, ecc. 
Sempre più frequentemente arrivano a consultazione genitori di minori che manifestano questo genere di sofferenza. 
 
I bambini non sono tutti iperattivi o disattenti; talvolta le emozioni che si riattivano in loro dopo un trauma sono così intense che il cervello perde il controllo, il corpo reagisce e ha bisogno di muoversi, l’attenzione al compito acquista meno importanza.
 
Nell’età dello sviluppo è molto importante comprendere le cause di una sofferenza e i bisogni sottostanti. Un intervento tempestivo può evitare lo sviluppo di una sofferenza psicologica più importante in adolescenza o in età adulta!
 
Se vi ho incuriosito, vi invito a venire a conoscermi. Vi aspetto!
 
N.B. TUTTI i minori di 18 per intraprendere un percorso hanno bisogno del consenso di ENTRAMBI i genitori (eccetto casi particolari, C.D. art. 31, Legge 56/1989).