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Perché andare dallo psicologo?
  


Bando agli stereotipi.. facciamo un po' di chiarezza!

Idee e false credenze:
 
Dal passato..
 
  • Freud e il lettino: in base all'approccio teorico utilizzato ci possono essere diversi modi di entrare in relazione con l’altra persona. Oltre il classico lettino, è sempre più frequente trovare setting in cui ci troviamo davanti a sedie e scrivania oppure a poltroncine adiacenti o disposte frontalmente.

  • Il mago e l'indovino: lo psicologo conosce ciò che la persona decide di raccontare di sé e ciò che questa comunica a livello non verbale (es. tono della voce). La psicologia non risolve magicamente i problemi.
Attuali..
 
Molte delle persone che richiedono una consulenza o un sostegno psicologico hanno la necessità di affrontare difficoltà o problemi della vita quotidiana (es. separazioni, lutti, difficoltà di tipo relazionale, ecc.), e non presentano un disturbo conclamato o una malattia mentale, ma semplicemente intendono aumentare il loro benessere.
 
Il tempo dipende da diversi fattori e i principali sono: la motivazione, l'obiettivo e il problema portato in seduta. Rispetto a quello che comunemente si pensa, un percorso non dura per forza 10 anni! Secondo la base teorica che contraddistingue un certo approccio psicologico, è possibile fare anche percorsi più brevi (es. 6 mesi, 1 anno, 3 anni, in base al problema). Non è necessario iniziare per forza un percorso. A volte sono sufficienti alcune consulenze e indicazioni per risolvere una situazione problematica.
 
La fiducia è il punto cardine di ogni relazione, per questo preferiamo "sfogarci" con un amico piuttosto che con un estraneo: un amico ha la nostra fiducia e ci conosce meglio. Alcune situazioni però richiedono un supporto professionale, in grado di aumentare le competenze di risoluzione dei problemi della persona, favorendo l'autonomia nelle decisioni, grazie a una migliore conoscenza di sé.
 
Le persone sono dotate di resilienza, ovvero la capacità di affrontare un evento avverso mettendo in gioco le proprie risorse. Alcune esperienze mettono, però, a dura prova la nostra resilienza: un aiuto esterno e competente può aiutare a trovare nuove soluzioni alternative ad un problema. Capita anche che una persona sia in possesso delle risorse necessarie per stare meglio, ma che non ne sia consapevole o che non riesca a sfruttarle al meglio in una specifica situazione: ecco allora dove interviene lo psicologo.
 
 
Lo psicologo è un professionista laureato e iscritto a un Albo (come ad esempio un avvocato), spesso ha anche una specializzazione in psicoterapia.
 
Facciamo un paragone. Quando si va dal medico cardiologo, il problema dei costi è meno sentito, questo avviene per diversi motivi: è percepito maggiormente il pericolo di vita, gli effetti della terapia medica spesso sono visibili immediatamente o nel breve termine, il problema è oggettivo e visibile, ecc. Lo psicologo/psicoterapeuta, allo stesso modo, si occupa di favorire il benessere dell'individuo, intervenendo su difficoltà psicologiche, che spesso possono essere anche causa di sintomi fisici (es. mal di stomaco, sbalzi di pressione, ulcere, cefalee, ecc.). Le cause del malessere sono meno visibili (o spesso anche non connesse direttamente a un disturbo fisico) e a volte il percorso necessario a raggiungere un maggiore benessere è più lungo, ma importante quanto avere un cuore sano.
 
Eventi importanti, come lutti, abbandoni, separazioni, se non adeguatamente elaborati possono incidere sul nostro benessere anche a distanza di tempo, oltre alla possibilità di essere "trasmessi" alle generazioni successive (un esempio sono le fobie, che a volte riducono anche di molto la libertà di azione di un individuo).
 
Una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento mentale può migliorare di molto il benessere e la qualità della vita.
 
Ci sono diverse situazioni possibili. 1. Una malattia fisica grave (es. un tumore) può causare sofferenza psicologica (es. umore depresso), in questo caso l'intervento del medico precede quello dello psicologo, ma successivamente in genere procedono in parallelo. 2. Può capitare che un problema psicologico (es. forte stress) generi un sintomo fisico (es. gastrite) che richiede l'intervento di un medico; in questo caso l'intervento dello psicologo può favorire la scomparsa del problema medico e evitare cure farmacologiche prolungate. 3. Ci sono altre situazioni ancora, in cui l'utilizzo di un farmaco offre un miglioramento dello stato di benessere psicofisico (es. attacchi di panico), necessario per effettuare un percorso psicologico/psicoterapeutico.
 
Cosa devo dire?
 
I primi incontri solitamente sono dedicati alla conoscenza reciproca. La persona porta la sua difficoltà e/o un suo desiderio, ciò che vorrebbe ottenere. Lo psicologo la richiesta del cliente, senza giudicare o interferire; potrebbe aver bisogno successivamente di fare qualche domanda per meglio comprendere il problema.
 
La prima fase di conoscenza si conclude quando:
  1. è stato definito il problema,
  2. si sono stabiliti gli obiettivi,
  3. lo psicologo ha stabilito che può occuparsi di quel problema, perché competente in quell'ambito, e propone un percorso,
  4. il cliente si è trovato a suo agio e intende aderire alla proposta che lo psicologo gli ha fatto.
Requisiti per iniziare un percorso. 
 
Motivazione. Definiti gli obiettivi e ottenute le informazioni necessarie per comprendere come sarà affrontato il problema, è necessario che la persona sia motivata a impegnarsi e a cooperare con lo psicologo per raggiungere assieme una situazione di maggiore benessere.
 
Disponibilità al cambiamento. Il percorso permetterà il raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé e dei propri meccanismi di funzionamento, questo comporta modificazioni più o meno sostanziali nella quotidianità della persona, che comprendono anche il modo con cui entriamo in relazione con gli altri. Questi cambiamenti possono riguardare diversi contesti della vita quotidiana (famiglia, lavoro, sportivo, di coppia) a seconda dell’obiettivo che si è stabilito.
 
Una relazione di fiducia. È fondamentale che ci sia fiducia reciproca tra psicologo e cliente. Durante il percorso si compierà un confronto continuo tra la situazione attualmente raggiunta (qui ed ora), le aspettative reciproche (desideri e rappresentazioni del percorso) e la distanza mancante per raggiungere un nuovo stato di benessere (obiettivo).
 
Disponibilità a rimettersi in discussione. Non è detto che durante il percorso l’obiettivo iniziale continui a essere quello principale, che è sentito come maggiormente urgente: è possibile modificare la meta del percorso nel caso in cui emergessero nuove esigenze, stabilendo nuove priorità per il loro raggiungimento.