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Aiutami a regolarmi!
  


Il bambino nasce incapace di comprendere cosa succede attorno a lui e quali emozioni sta provando. La figura di attaccamento (madre, padre o una qualunque persona che se ne prende cura) ha il compito di sintonizzarsi sulle emozioni del bambino e aiutarlo a comprendere cosa gli sta accadendo, dando un nome alle sue emozioni, un’espressione, un tono e un significato.

Questo avviene fin dalle più precoci fasi della vita del bambino, la sintonizzazione con il suo stato d’animo permette l’accesso alle esperienze psichiche del bambino, che sono riconosciute e condivise. Il bambino impara così a rispondere agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno (es. un cane che fa paura) e dal suo mondo interno (es. “mi sento solo e sto male, ma devo attendere con fiducia perché la mamma arriva”): impara a riconoscerli, comunicarli e, successivamente, regolarli.
 
Le reazioni agli eventi che viviamo sono soggettive e si esprimono a livello cognitivo, attraverso i pensieri che accompagnano l'esperienza, a livello comportamentale, tramite le azioni con le quali decidiamo di rispondervi, e a livello fisiologico, con cambiamenti che avvengono nel corpo e preparano all'azione (tachicardia, tensione muscolare, respiro affannoso, ecc.). Ad esempio, quando ci si sente arrabbiati con qualcuno, i pensieri e le reazioni (intenzione ad agire o azione) che accompagnano questa emozione possono avere l'obiettivo di rispondere al torto subito e/o comunicare le proprie motivazioni; a questi pensieri si accompagneranno una serie di cambiamenti fisiologici, che preparano l'organismo ad agire.
 
Diversamente da quello che si può pensare, provare emozioni negative (ad esempio rabbia, tristezza, paura, agitazione) non è sbagliato! Le emozioni costituiscono un'importante risorsa, perché innescano una condizione fisiologica, che favorisce l'elaborazione di una risposta efficace in situazioni in cui è necessario proteggersi dai rischi; oltre a favorire il mantenimento di uno stato di allerta, possono migliorare le prestazioni (ad esempio l'agitazione per un esame favorisce la concentrazione). Le emozioni diventano dannose nel momento in cui l'attivazione che ne consegue è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione.
 
Le emozioni, se vissute troppo intensamente, possono diventare nocive. All'estremo opposto, è problematica anche una situazione in cui c'è difficoltà nel riconoscere la presenza di un'emozione e i cambiamenti che questa comporta. Uno dei compiti di sviluppo del bambino è apprendere come regolarle; le figure di riferimento adulte devono aiutarlo a raggiungere questo obiettivo. Le abilità che il bambino deve sviluppare sono:
  • comprendere il significato che l'emozione ha per lui, riconoscendo ciò che l'ha provocata. Ad esempio, quando si prova paura bisogna imparare ad individuare qual è la minaccia che la sta alimentando; 
  • accettare e gestire le emozioni anche se sgradevoli, impedendo che queste influiscano sul comportamento. Ad esempio, la paura di sbagliare, se ben regolata, non dovrebbe impedire al bambino di proseguire nell'esecuzione di un compito; 
  • utilizzare strategie adeguate al contesto, che permettano di ridurre l'intensità e/o la durata dell'emozione, invece di cercare di sopprimerla. Un una strategia efficace, inoltre, può essere identificare i pensieri irrazionali derivanti da una determinata situazione e "ristrutturarli". Ad esempio, un bambino potrebbe pensare a priori di non essere in grado di svolgere un esercizio e quindi non tentare di risolverlo; in questo caso, una strategia efficace può essere provare a pensare ad altre situazioni in cui si è presentata la medesima difficoltà ed è stata superata, oppure chiedere l'aiuto o la vicinanza di un adulto, per provare a portare a termine il compito, anche se questo suscita emozioni negative. 
Come fare?
 
Il metodo dell'ABC è una delle tecniche utilizzate per favorire la consapevolezza di ciò che accade a livello cognitivo, emotivo e nel corpo, identificare cosa l'ha causato e quali modalità di risposta solitamente si mettono in atto.
La consapevolezza delle emozioni e il loro riconoscimento possono essere favorite, ad esempio, mostrando delle immagini o dei disegni al bambino, chiedendogli di identificare l'emozione rappresentata.
 
I pensieri possono essere raccontati oppure scritti. È possibile far parlare le immagini di un disegno.
 
 
 
Vorrei concludere questo articolo con una storia tratta dal libro di Mario Di Pietro “L’ABC delle mie emozioni” (Erickson), che può aiutare a riflettere su quanto detto.
 
La storia di Osvaldo il bassotto: per leggerla fai clic sul bassotto!!