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Intelligenza e apprendimento.
  


La valutazione che facciamo delle nostre capacità incide sull’autostima e sul senso di efficacia.

Cos’è l’intelligenza?
 
È possibile individuare due posizioni opposte, che corrispondono a rispettive teorie personali sull’intelligenza (Dweck, 2000):
 
TEORIA DELL’ENTITA’
 
“È portato!”, “Ha una marcia in più”, “Per lui è tutto facile, io non sono stato fortunato, non sono nato così intelligente”, “Non lo so fare, non posso più impararlo ormai”.
 
TEORIA INCREMENTALE
 
“Se mi impegno posso migliorare”, “Proverò a fare in modo diverso, magari mi riesce meglio”, “Stando attento e studiando diventerò più bravo”, “Ci vorrà un po’ ma posso imparare tutto ciò che desidero”.
 
La teoria dell’entità è propria di chi pensa di avere una certa “quantità” di intelligenza e che questa non sia modificabile, ma fissa: non è possibile accrescere la propria efficienza intellettiva oltre una certa soglia.
 
Possedere una teoria incrementale dell’intelligenza significa avere la consapevolezza che è possibile variare la qualità della propria prestazione in base alla difficoltà del compito e migliorare il proprio rendimento, acquisendo nuove competenze o potenziando quelle in possesso.
 
Quali influenze sull’apprendimento e sulla risoluzione di un compito?
 
La motivazione ci guida nell’apprendimento di nuove informazioni, nell’acquisizione di nuove competenze e di strategie di risoluzione di un compito differenti o innovative. A seconda della teoria dell’intelligenza a cui si fa riferimento si possono identificare due tipi di obiettivi:
 
 
 
Esami, prove e test richiedono necessariamente un obiettivo orientato alla prestazione. Obiettivi di padronanza sono utili per affrontare compiti nuovi o complessi, mettendosi in gioco con lo scopo di migliorarsi.
 
Quali teorie sull'intelligenza?