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IO LEGGO!
  


Leggere. Al giorno d’oggi quasi tutti possono dire di saper leggere, è un’azione automatica, che si può fare senza pensare. Ma in che modo diventa automatica? Ci ricordiamo come abbiamo fatto a imparare a leggere?

La lettura avviene facendo corrispondere ad un simbolo scritto (grafema) un suono (fonema). La corrispondenza grafema-fonema è appresa gradualmente. Si impara inizialmente a scrivere e a pronunciare il suono delle singole lettere e delle sillabe che compongono le parole (competenze metafonologiche – la fase alfabetica di Frith), per poi passare alla lettura di una parola intera (ovvero, la fase lessicale individuata da Frith). L’esercizio e la stimolazione proposti nei primi due anni di scuola elementare (a volte già dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia), favoriscono il consolidamento e l’automatizzazione dei meccanismi che consentono la lettura: questo passaggio si conclude tendenzialmente all'inizio del terzo anno della scuola primaria di primo grado. In particolare, la rapidità e l'accuratezza con cui il bambino legge a questa età sono indicativi di una corretta automatizzazione: la velocità di lettura aumenta e il numero di errori diminuisce.
 
Cos’è la dislessia? 
 
La dislessia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA), di origine neurobiologica, caratterizzato da difficoltà nella lettura, in soggetti con sviluppo intellettivo nella norma e con un rendimento scolastico globale nella media. Il riconoscimento precoce delle difficoltà di lettura è importantissimo sia in previsione di un intervento tempestivo, sia per garantire il benessere del bambino. La rilevazione di questo problema permette di attivare misure che possono migliorare il rapporto del bambino con l’apprendimento e lo studio, oltre ad incidere sulla sua motivazione e sullo stato emotivo. La fatica di “non riuscire” e i vissuti di diversità ed inadeguatezza rispetto ai compagni possono, infatti, incidere sulla motivazione allo studio e sul benessere emotivo, portando all’utilizzo di strategie di evitamento, allo sviluppo di fobia scolare o determinando stati d’ansia che si presentano prima dell’inizio della prestazione che il bambino percepisce come problematica (ansia anticipatoria). 
L’importanza di individuare precocemente queste difficoltà e diagnosticarle, è evidente nel grafico che segue. Si può osservare lo sviluppo dell'abilità di lettura, esaminato tenendo conto del parametro di rapidità di lettura. Un bambino dislessico, il cui disturbo non sia stato riconosciuto e trattato, raggiunge una rapidità di lettura sufficientemente automatizzata da garantire lo studio autonomo il terzo anno della scuola secondaria di primo grado (terza media inferiore); un bambino che presenta uno sviluppo della lettura normale raggiunge questa velocità già alla fine della seconda primaria di primo grado (seconda elementare). 

Fonte: Tressoldi et al., 2001 

I bambini che hanno queste difficoltà, se non adeguatamente riconosciuti e aiutati, possono percepirsi in svantaggio rispetto ai compagni per diversi anni. Nel passare di questo tempo possono nascere vissuti emotivi di inadeguatezza e fallimento, che portano a difficoltà nella gestione degli aspetti ansiosi legati al compito e ad un calo della motivazione verso lo svolgimento delle attività scolastiche in cui si hanno difficoltà. Il fattore motivazionale è molto importante perché questi bambini, al terzo anno della scuola primaria, si trovano ad affrontare una serie di materie nuove, che richiedono per loro fatica e studio aggiuntivi. Il tempo impiegato a leggere e comprendere il testo oggetto di studio è molto dilatato, e richiede uno sforzo di molto superiore a quello fatto dai coetanei per portare a termine le medesime richieste. 

Gli errori di lettura: parametro di accuratezza. 
 
Gli errori che può fare un bambino dislessico o con difficoltà di lettura possono essere quelli di inesatta lettura delle sillabe o parole con aggiunte o omissioni, anche di una riga intera; oppure, si possono notare pause prolungate durante la lettura (più di cinque secondi). Altre difficoltà che si possono riscontrare sono lo spostamento dell'accento, grosse esitazioni, auto correzioni frequenti. 
Le difficoltà legate alla rapidità di lettura sono di tipo fonologico, riflettono la difficoltà di associazione tra segno grafico e suono corrispondente; gli errori che qualitativamente si possono notare nella lettura, invece, sono legati a difficoltà spaziali. Questi bambini eseguono un numero maggiore di movimenti oculari mentre leggono: il loro focus attentivo è molto ampio e, di conseguenza, i punti di focalizzazione aumentano e si espandono a tutta la larghezza della pagina, mentre agli altri bambini è sufficiente concentrare l'attenzione al centro della pagina per leggere correttamente. 
 
A chi rivolgersi? 
 
La scuola può attivare un intervento in collaborazione con la famiglia del bambino, compilando assieme a questa una "Scheda di collaborazione scuola e famiglia descrittiva delle abilità scolastiche". 
In particolare, la scheda consente le seguenti azioni didattico-pedagogiche (D.G.R. 16/2014): 
  • l’ osservazione per facilitare la riflessione sui tipi di “difficoltà scolastiche” che può incontrare un singolo alunno/a; 
  • l’attivazione, in accordo con la famiglia, di azioni di recupero e potenziamento delle abilità scolastiche strumentali e la descrizione degli esiti del potenziamento attivato (parte A); 
  • la compilazione della parte B “Descrizione delle significative difficoltà persistenti dopo l’intervento di potenziamento effettuato” (selezionando gli ambiti ritenuti specifici per l’alunno). 
La famiglia può, inoltre, rivolgersi per un approfondimento a professionisti privati psicologi, neuropsichiatri infantili, logopedisti, oppure al Servizio Sanitario Regionale, presentando la "scheda di collaborazione".