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Contratto a tempo determinato - Influenze sul benessere psicologico
  


L’osservatorio dell’Inps rileva un aumento del 116% di questi contratti nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Siamo quindi di fronte a una forma di lavoro sempre più diffusa e legata alla realtà attuale.


Il lavoro a tempo determinato è regolato da una tipologia di contratto che stabilisce che il rapporto ha una durata prestabilita. Questa può variare in base allo scopo con cui è stipulato il contratto (es. 5 giorni se si tratta di una prova, qualche mese se mirato a coprire un carico di lavoro maggiore in alcuni periodi dell’anno, ecc.). Nella maggior parte dei casi la durata e la retribuzione sono definite dal datore di lavoro; non c’è quindi un accordo tra le parti, ma il lavoratore sceglie se accettare la proposta che gli viene presentata.

 
Quale influenza nella relazione tra datore e lavoratore.
 
Il rapporto di lavoro è sempre più asimmetrico. Le risorse a disposizione sono poche e le persone spesso sentono di doversi accontentare. I temi critici in questa relazione sono spesso il giudizio, il valore e la fiducia. Si è chiamati in breve tempo a dimostrare le proprie competenze, nella speranza di essere riconosciuti come una persona valida, attraverso la riconferma dell’incarico (spesso nuovamente definita nel tempo). Il datore di lavoro è chiamato a dare un giudizio e definire, in modo più o meno trasparente, le modalità attraverso cui le capacità di una persona saranno valutate. Le emozioni che accompagnano questi temi sono solitamente frustrazione, angoscia, rabbia, ansia.
 
Quale influenza nel gruppo di lavoratori in cui è inserita la nuova figura.
 
Quando l’inserimento avviene all’interno di un gruppo di lavoro già costituito, le cose si complicano. Ogni gruppo di lavoro è un piccolo sistema, con un suo equilibrio. Inserire una nuova figura destabilizza il sistema, che può andare in allerta. Il sistema, inoltre, sa già che quel cambiamento ha una durata precisa e che c’è la possibilità di tornare nella situazione di equilibrio precedente o di subire una nuova e diversa perturbazione, nel caso in cui quella persona non sia riconfermata e ne venga scelta un’altra. Non è quindi vantaggioso per il gruppo, inizialmente, modificarsi per accogliere il nuovo arrivato, non avendo la sicurezza che i suoi sforzi saranno premiati, riuscendo a mantenere nel tempo l’equilibrio riconquistato. Il lavoratore, quindi, entra in un ambiente guardingo, dove deve dimostrare di essere molto bravo a inserirsi nei meccanismi del gruppo e essere adatto a svolgere quel lavoro per un periodo di tempo più dilatato.
La situazione è abbastanza stressante?! 
Fattori stressanti e ricadute psicologiche.
 
Il lavoratore si trova quindi a dover gestire una quantità di stress superiore alla norma, derivante da:
  • motivazioni e esigenze relative alla sfera privata, per cui lui sceglie quel lavoro, 
  • contesto relazionale e lavorativo in cui è inserito, 
  • temi critici e i sentimenti legati al rapporto di lavoro.
Può succedere anche che il lavoro, per svariate ragioni, non sia coerente con l’idea di impiego che la persona si era costruita in precedenza, in base agli studi e/o a precedenti tipologie di lavoro svolte. Trovare la motivazione e le ragioni per ridurre questa discrepanza (incoerenza tra aspettative e realtà) è un processo complesso e non immediato, che si scontra a volte con la breve durata del contratto.
 
L’intreccio tra sfera lavorativa e personale.
 
A seconda della storia personale i temi sopra indicati (giudizio, valore, fiducia) potrebbero essere già di per sé critici per una persona. Le esperienze passate condizionano:
  • la percezione del nostro valore personale, 
  • come stiamo/ci sentiamo in una situazione di valutazione (pensate alle verifiche a scuola!) 
  • il grado di fiducia/sospetto accordiamo agli altri. 
Anche le sensazioni e i sentimenti che questa nuova situazione ci fa provare possono richiamare vissuti personali critici (“avevo sempre l’ansia”, “mi è già capitato più volte di andare fuori di testa”, “all’inizio mi sento sempre confuso”).
 
Cosa fare quindi? 
  • Fare una valutazione dei costi/benefici associati a uno specifico lavoro, 
  • Focalizzare la ricerca del lavoro in modo da ridurre la discrepanza tra aspettative e realtà lavorativa,
  • Utilizzare strategie di rilassamento o immaginative per regolare l’ansia e la preoccupazione che possono accompagnare i primi colloqui valutativi e i primi periodi di prova,
  • Riconoscere i propri punti di forza e valorizzarli a prescindere dal giudizio esterno; essere consapevoli delle proprie capacità,
  • Iniziare un percorso psicologico orientato ad analizzare le aree di sofferenza che ciclicamente si ripresentano sul posto di lavoro, con lo scopo di rendere queste situazioni meno impattanti sul benessere personale.